...ex campo aviazione di Villafranca - Ganfardine

Le origini dell'aeroporto di Verona-Villafranca


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Il Regio Decreto n°1171 del 13 ottobre 1911 segnò l'inizio della storia aeronautica della provincia di Verona. Con questo decreto venne assegnato alla nostra provincia il compito di ospitare uno dei sette cantieri destinati a diventare base di appoggio per dirigibili dell'Esercito e della Regia Marina. La scelta cadde su Verona in quanto già nel 1910 la Brigata Specialista disponeva di tre ricoveri per dirigibili: Vigna di Valle (Bracciano), Campalto (Mestre) e Boscomantico.

Alla fine del 1912 il Ministero della Guerra chiese al Battaglione Aviatori uno studio dell'organizzazione dell'aviazione militare in Italia, con il compito di decidere la dislocazione delle squadriglie. Il criterio della scelta dipendeva dalla facilità di mobilitazione verso le due frontiere più instabili, e Verona fu una delle città prescelte. Fu così che alle dipendenze del Secondo Gruppo Territoriale Orientale nacque l'unità, dotata di 6 aeroplani Farman, presso il campo di volo di San Martino Buon Albergo.

L'incrementare dei reparti dovuto alle vicende della Grande Guerra, rese necessario aumentare anche il numero dei campi di volo. Fu così che il Comando III Gruppo Aeromobili del tenente colonnello Resio venne schierato sul nuovo campo di Ganfardine con due squadriglie da ricognizione, la 61a con aerei S.P.4 e Pomilio, la 134a con i Pomilio, più una sezione di bombardamento e ricognizione dotata dei moderni S.V.A..

L'aeroporto di allora, spostato più a sud di quello odierno, era pressochè triangolare, racchiuso tra via Firenze, a Villafranca, e le località di Ganfardine e Calzoni

Con la fine del conflitto l'aeroporto perse gran parte dell'attività di volo, con i soli movimenti della Regia Unione Nazionale Aeronautica (R.U.N.A.), una sorta di Aeroclub anni trenta.

Negli corso di quegli anni il campo non schierò reparti operativi, limitandosi ad ospitare la Scuola V.S.V. (volo senza visibilità), un nucleo di addestramento al bombardamento, con una quarantina di trimotori S.M.79, S.M.81, S.M.84, B.R.20 e Cant Z.1007 e la Sezione Riparazione Aeromobili (S.R.AM.). Gli unici velivoli da combattimento presenti erano i CR.42.

Questa situazione tranquilla durò fino all'autunno del 1943. In seguito agli avvenimenti legati all'armistizio dell' 8 settembre ed alla costituzione della Repubblica Sociale del 23 settembre, avvenne una tragica svolta per Villafranca, che fino ad allora non era mai stata coinvolta in modo diretto dalla Seconda Guerra Mondiale.

La perfetta conoscenza da parte dei nuovi avversari delle strutture aeroportuali italiane impose all'Organizzazione Todt la costruzione di numerose strisce di atterraggio larghe 15 metri e lunghe 1000 e raccordi per decentrare i reparti di volo. Vennero ampliate le capacità della difesa contraerea, sistemando sei mitragliere nell'angolo nord-est del campo e quattro complessi quadrinati nell'angolo sud-ovest.

Nel corso dell'inverno 1943/44 furono schierati numerosi reparti, tra i quali il KampfFlieger – LehrGeshwader LG1 Stab dotato di bimotori Junkers Ju-88, ma con l'avanzare delle forze alleate a sud i reparti tedeschi rientrarono presto in Germania

Nel frattempo l'Comando Caccia dell'A.N.R. (Aviazione Nazionale Repubblicana) fu trasferito da Torino a Reggio Emilia per poi trovare definitivamente sede presso Villa Pignatti. A Custoza.

Il 19 luglio sull'aeroporto di Ganfardine divennero operative le squadriglie 4a e 5a del 2° Gruppo Caccia della R.S.I., disponendo di una forza di 43 caccia Messerschmitt Bf-109 delle versioni G-6, G-10, K-4 e K-14. Il gruppo, che aveva in forza 80 piloti e 522 tra Ufficiali e Sottufficiali, stabilì la sede del proprio comando presso Villa Portalupi, a Valeggio sul Mincio.


Nella foto un caccia Messerschmitt Bf-109G della Luftwaffe analogo a quelli presenti a Villafranca

Nel giro di poche settimane gli anglo-americani compresero il pericolo proveniente dall'aeroporto n°27 (Villafranca), e dal 26 agosto 1944 iniziò una lunga serie di bombardamenti che portarono lutti e distruzioni. Il progressivo ridursi delle forze presenti sull'aeroporto permisero di disperdere i restanti velivoli su una vastissima zona di decentramento in numerosi ricoveri. In questo modo fu possibile contenere i violenti bombardamenti, come quelli tra il 17 ed il 19 novembre ad opera di 450 bombardieri alleati B-17 e B-24 appartenenti ai Wing 49th, 55th e 304th dell'USAAF.

L'aeroporto di allora aveva una pista lunga 2000 metri e larga 60, costruita in calcestruzzo non armato da 15cm di spessore, posato su una striscia di ciotolame e ghiaia di 40 cm di spessore.

A conflitto finito, nel 1949 venne fatto un inventario di ciò che era rimasto. Oltre agli hangar e magazzini in gran parte distrutti, la pista presentava una cinquantina di crateri da 7 metri di diametro.

Quando l'Aeronautica Militare decise di riprendere in possesso la zona, ricostruì l'aeroporto militare nella posizione attuale e gran parte di quello che fu l'ex campo di volo di Ganfardine venne cancellato, demolito ed inglobato dalla nascente zona industriale e residenziale. Ad eccezione di quelle poche infrastrutture, di quei muri sopravvissuti al tempo, segni di un doloroso passato che ha scritto la nostra storia.


 

Testo estratto dall'articolo di Flavio Mucia Verona, Villafranca e la storia del volo apparso sul mensile di aviazione Aerei, 1998.

 

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